sabato 11 settembre 2010

La leggenda dei 4 pellegrini - 4

A un certo momento Alfredo prese Marina sotto braccio, con fermezza, e le disse “Tu ce la fai! ” e la trascinò per quegli ultimi interminabili chilometri: come due pazzi! lui sofferente a una gamba, e lei già ferita nei piedi da giorni. Fu un momento di stupore e di esaltazione per tutti, vederli partire così, in quel modo in cui nessuno di noi, su noi stessi, avrebbe scommesso. Lì mi sono reso conto che Marina, in tutti quei giorni, era stata il nostro punto di forza; vederla arrivare ogni sera, a qualsiasi ora, e sempre con i suoi piedi, trascinati o forzati a camminare da non so quale forza, era come sapere che il cammino, il cammino di tutti, era stato compiuto, sera per sera. Mi venne in mente quella canzone che avevo scritto con Gigi, e solo allora ne scoprii veramente il senso

“La tua debolezza è la tua forza, resisti con pazienza
Dei venti contrari mi servirò per condurti in porto”

L’abbiamo cantata una volta durante la preghiera, ma avrei dovuto cantargliela allora, quando quelle parole erano finalmente decifrate, arrivate alla loro faticosa concretezza. .La sua fragilità ci aveva contagiato, la fragilità di stare in cammino, non sua, perché non era fragile, era una ragazza vigorosa, forte nelle gambe, tenace e caparbia come un cerbiatto che sa che vuole vivere solo sulle sue montagne, ma che per un banale e inatteso presentarsi di impercettibili ma quanto mai dolorose bollicine ai piedi, fu tenuta, quasi per vocazione, non cercata ma avveratasi, a rivelarci a tutti noi la sua fragilità; e con che forza! E quella fragilità era la nostra, era il nostro, in qualsiasi momento, doversi arrendere al camminare, ma lei non si è mai arresa, e quella fu la nostra forza.

Li abbiamo visti arrivare, davanti a noi, sotto la cattedrale, e lei scoppiare a piangere, e Alfredo se la teneva stretta al petto come una figlia appena nata. E' lì che abbiamo sentito che eravamo arrivati tutti insieme, e che eravamo stati sempre, senza averlo mai immaginato, una mandria di mucche in cammino, ‘abbaccà, sotto il bastone leggero di questi due pastori pazienti, Alfredo e Francesco, mandriani con bastoni di sostegno e di profezia. Io, forse per lo stremo della fatica, gli chiesi un miracolo “Butta il bastone per terra in serpe! e poi di nuovo la serpe in bastone! ”

Alfredo mi guardò e mi disse, nel dialetto di Monte San Biagio, (e anche nel suo sguardo c’era quel dialetto), mi disse “..nonn’ è ‘cosa.”
Antonio

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