sabato 4 settembre 2010

La leggenda dei 4 pellegrini – 2

Quella prima notte che i quattro pellegrini si erano ricongiunti, il più giovane dei quattro ebbe un sogno: un angelo, o forse un animale che aveva il dono di parlare, gli disse queste parole: “Non ricorderai il suono di questa musica che sto per cantare, perché il suono non appartiene all’udito di questo mondo, ma inciderò le parole nel tuo cuore, perché le sentirai lungo il cammino e ricorderai da dove provengono, fino a che tu stesso troverai il canto e comincerai a cantare”


Il canto del pellegrino

Ti chiamerò riparatore di brecce,
restauratore di case in rovina,
per abitarvi, per rifare il nido
così che il cielo sia un po’ più vicino;

per quell’acqua portata a fatica
per l’impasto di paglia e di argilla,
per quel nido nel vento, per quel bilico fragile,
per quel gioco nel fuoco di stella e scintilla.

Ti chiamerò camminatore di pace
per i tuoi piedi che scendono i dirupi,
cantando fin nelle gole dei lupi,
fin nei rifugi di ogni cuore rapace.

Ti chiamerò bracconiere di luci
per ogni mendico passo trovato,
per ogni freccia scagliata, ogni traccia che lasci
a seguire a ponente il cammino tracciato.

Ti chiamerò mio Signore spogliato
dispensatore di carezze ed aromi,
per i miei piedi a un ovile accasciato,
per un gregge che bela milioni di nomi.

Per le guglie scagliate nel cielo
montagna di cattedrale infinita,
così che da ogni valle ogni uomo la veda
cielo di lacrime di ogni salita.”

…segue
Antonio

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