La terza mattina, inusualmente, il primo dei 4 pellegrini si presentò al cospetto dei suoi compagni di viaggio insieme ad una donna, velata, a lui vicino.
Inusuale era presentarsi con una donna al fianco, che se anche fosse stata la sua legittima moglie, doveva sempre camminargli a cinque passi dalla tunica. Questi erano i costumi di quei tempi. Più inusuale ancora fu che annunciò che avrebbe raccontato la sua storia, con un canto, e che lo avrebbe cantato la donna stessa. Ma prima che la donna iniziasse a cantare prese il suo libro delle scritture, e vi lesse, come a raccontare la storia della donna.
Era stata presa da lui come schiava, per privarla del suo destino ingiusto, e poi era diventata la sua concubina, come Agar lo fu di Abramo, quando Sarah, che non poteva vere figli, le diede la sua schiava come concubina, perché lui potesse avere una discendenza, come era uso nelle tribù di quei tempi, e nonché avere la garanzia di un successore alla sua gente, e non disperdere quel patrimonio di uomini e di greggi che costituivano la sua sola ricchezza di nomade senza terra. Quando il Signore decise di intervenire a cambiare quei destini, chissà per quale suo imperscrutabile disegno, mandò tre pellegrini ad incrociare le tende di Abramo, ed essi, che erano angeli ma non ancora riconosciuti, come stranieri furono accolti ed ospitati, lavati i piedi, e sfamati e dissetati, e poi seduti sotto il ristoro dell’ombra dell’albero accanto alla tenda, uno di essi chiese ‘Ma dov’è tua moglie, Abramo? ‘ Al che Sarah fu chiamata al cospetto degli ospiti, e lo stesso che l’aveva invocata le disse, quantunque fosse ormai vecchia, “ Avrai un figlio”.
Sarah, come avrebbe fatto qualsiasi donna della sua età, forse anche sentendosi presa in giro per quella gravidanza mai arrivata e chissà quanto voluta, si mise a ridere, come a dire “Vi state burlando di me?” Allora gli stranieri si fecero riconoscere come messaggeri inviati dal Signore e le dissero “Poiché ti sei fatta beffa della parola del Signore, resterai muta, da ora, per tutto il tempo della gravidanza”. E così fu, immediatamente, tanto che la poveretta non poté neanche replicare o giustificarsi che non poteva immaginare che quegli stranieri fossero messaggeri divini mandati a trasmetterle,senza alcuna premonizione, neanche un’annunciazione, quella lieta novella. Tant’è, e Sarah riacquistò la parola non appena sgravò il figlio, che fu chiamato Isacco. Solo che nel frattempo Abramo, dai suoi rapporti con la concubina Agar, schiava di Sarah che le aveva imposto i suoi favori a suo marito , aveva partorito un figlio, a cui fu dato il nome Ismaele, e che era il primo figlio di Abramo. A quel punto non si sa che cosa le prese a questa donna, se gelosia, rivalsa, cupidigia, o semplice crudeltà, tanto fu che obbligò Abramo, in quanto depositaria dell’utero ufficiale della tenda, a cacciare via la schiava con la sua prole, nel deserto, e con appena il giusto necessario di pane e di acqua per sopravviverci pochi giorni; quindi con l’intento che vi morissero. Le scritture qui si fanno gramulose, come la sabbia del deserto, ma un odierno commercialista o mediatore coniugale potrebbe leggere così le intenzioni, o quelle presunte.
Per legge tribale Ismaele era il primo figlio di Abramo, destinatario della benedizione di primogenito ed erede della comunità, della paternità di uomini e cose. Isacco era il secondogenito, e, a piacimento di Ismaele, essere anche relegato a fare il guardiano di capre. Poi, una volta che Abramo fosse morto, Ismaele avrebbe potuto cacciare Sarah e suo figlio, anche solo per sbarazzarsi di un eredità contesa, o per vendicarsi del fatto che sua madre fosse stata data, non si sa quanto a suo piacimento, a giacersi con suo padre. E poi, in ultimo, ma che spesso non è l’ultima delle motivazioni, c’era un gran giro di interessi sul patrimonio di Abramo, di cui, con la primogenitura di Ismaele, Sarah poteva anche non beneficiare un centesimo, e forse anche dover mettersi a lavorare, per campare, alla sua età, e dopo avere fatto un figlio.
Però, come nelle più belle storie, tutto finì bene. Il Signore fu commosso dal fatto che Agar stesse morendo nel deserto con suo figlio, e, benché non avesse mandato un fulmine a Sarah per averle inflitto quella atroce condanna, concesse ai condannati, e questa volta senza angeli o altri intermediari, di trovare una sorgente di acqua, come a volte a un moribondo compare un’oasi nel deserto. Tant’è che si salvarono, madre e figlio. E questa è un’altra imperscrutabile opinione del Signore, poiché da quel figlio di Abramo salvato poi nacquero i musulmani. E a quanto vediamo ancora, quell’eredità non si è ancora risolta. In più ci si mise, nel frattempo, a complicare le cose, un terzo preteso figlio, un certo vagabondo di nome Gesù, che andava predicando strane cose, in quelle terre lasciategli da chissà quale dei due figli.
Quando il primo pellegrino finì di parlare gli altri stavano guardando ognuno nel proprio libro di scritture, come a cercare dei riscontri.Intanto la donna velata aveva cominciato a cantare, ma il suo canto finì presto, perché fu presa da lacrime che non le contenevano il cuore, e allora il primo pellegrino cantò per lei egli stesso.
“Gli antichi si ricordano della sua triste storia,
gli antichi condannati alla loro memoria,
di come fu portata via dalla sua terra
sposata ad un guerriero già perso in una guerra.
Come vagò i deserti, girò tutta la terra
per cercare i resti dell’uomo perso in guerra.
Come trovò l’amore nelle terre lontane
come una brocca trova l’acqua alle fontane.
Lei che fu condannata dagli uomini di allora
a non esser più sposata, a non avere più dimora,
lei, senza pietà, messa a morte sicura
per non aver potuto dare sepoltura.
Ma gli dei che hanno pietà più della legge umana
gli dei la tramutarono in una fontana”
Il primo pellegrino alzò il viso, senza voltarsi alla donna velata, poiché era sua concubina, e non voleva che di questo mostrasse soggezione. Chiudendo tra le mani il libro delle scritture, spiegò queste parole:
Quando intrapresi questo cammino, viaggiai attraverso luoghi diversi, di gente e costumi fino allora a me sconosciuti. Imparai altre parole, nel modo di salutarsi o di scambiarsi il pane, sentii pregare in altri modi e condivisi la preghiera, benché serbai nel cuore e nell’intimo delle notti la preghiera pura del mio cuore, imparata dal mio maestro. Quando giunsi in quel villaggio e lì c’era un grande fermento e una grande trepidazione, chiesi cosa stesse succedendo.” Una donna è stata condannata” mi dissero “e sarà lapidata, prima del tramonto”. Io conoscevo quella parola, per averla letta nelle scritture, ma questo mi faceva tornare alla mente anche un insegnamento del mio maestro ‘chi non ha peccato scagli la pietra’. “E che peccato ha fatto mai questa donna, per una fine così crudele?” chiesi ancora,
“Doveva ricomporre i resti del suo sposo, massacrato e, perché non avesse sepoltura e così non potesse riposare il suo spirito, sparsi nei deserti. Ma lei non ha potuto, e la sua anima ora è legata a lui,e come lui vagherà senza requie. Ma la nostra scrittura vuole che questa anima gli sia resa in frammenti, perché è solo il corpo materiale a garantire che il fatto sia compiuto. Per di più, e questo aggrava, durante quei lunghi anni del suo cercare, essa trovò anche l’amore, forse più per sostegno che per piacere, in quel lungo vagare. Ma per le nostre leggi questo aggrava”.
Il pellegrino sentiva il libro delle scritture bruciargli tra le mani, non poteva più tenerlo in mano, e sentiva ancora di più dentro di sé bruciare quelle parole, sentiva la voce del maestro interpellarlo, come in quegli anni prima, quando era ancora con lui.
“Se anche hai peccato, per trascuratezza o per troppo amore, nessuno si è scagliato contro di te, perché tanti o tutti hanno forse peccato di più. Per quello che a me è concesso hai il mio perdono, visto che è davanti a me che ti hanno condotto. Segui la tua pace”
Il mio cuore saltò come un agnellino perduto a un pascolo . E allora gridai, in quella piazza, forestiero,e forse salvato solo dall’ospitalità dovuta ai forestieri, e magari negata ai tuoi vicini di casa. “Ma questa donna non ha neanche peccato! solo non ha potuto! e chissà quali traversie lo hanno impedito!
E se poi ha amato è perché non le era rimasto altro che l’amore, per vivere.”
“Se tu la vuoi giudicare, come noi stiamo facendo, vieni anche tu a vedere”.
La donna era seduta, legata in modo da non potersi muovere, le pietre, come le stelle o ogni altro maleficio celeste che in quei momenti si presentino potevano cadere su di lei, come su un capretto belante su un rogo sacrificale. Io sapevo di non avere la forza del mio maestro, la potenza della sua voce per riscagliare indietro le pietre, né la convinzione della sua saggezza per indurre gli uomini al loro pensiero. Ma intravidi nei loro sguardi, e anche questa furbizia di volpe guardinga fu una cosa lasciatami dal mio maestro, nei loro sguardi vidi svogliatezza, bramosia di spettacolo, noia godereccia, e qualcuno che vendeva anche olive marcite in olio rancido, per racimolare qualche denaro.E vidi quella voglia di denaro nei loro occhi, ognuno poteva prostituirsi, vendersi o farsi comprare, erano poveri delle voglie che non potevano avere e ognuno invidioso dell’altrettanto povero possedimento altrui. Quando il rappresentante del concilio di villaggio alzò la mano per la prima pietra, mi alzai di scatto anch’io, con la mano altrettanto in alto alzata, e gridai “Quanto vale il peccato di questa donna?” “Perché lo vuoi sapere?” chiese il rappresentante “Perché io tratto peccati, li compro e li vendo, e mi è stato riferito che di questo anche voi fate commercio, per la buona conduttura delle vostre case e e delle vostre famiglie” . Il rappresentante e i dieci, dodici consiglieri si parlottarono qualche minuto, poi il rappresentante disse “La consideri una moglie malfidata o una donna incapace, o peggio una prostituta?” “Fate voi il prezzo più alto, e io quello vi pago” . Mi costò un terzo della carovana. Comprai quel corpo destinato alle pietre, e quel viso senza averlo mai veduto; che mi stavo comprando una vita, non potevo allora neanche immaginarlo. Lei venne da me, per riconoscenza, io non avevo donna, ero già anziano e senza pretenzie, accettai che venisse a me, quasi più io per lei, per sentirla grata.. Poi venne da me con amore. E da allora, ad ora, imparai l’amore.”
Il quarto pellegrino si alzò turbato, lasciò il convivio senza salutare. Era il più giovane dei quattro, benché anche lui ora avanti negli anni, ma il primo pellegrino era il più anziano, era lui, per tutti, la guida del viaggio, quello che lo aveva cominciato, e gli altri unitisi a lui per sua fama di saggezza.
Ora questo racconto riempì il quarto pellegrino di stupore! Se non di altro.
Inusuale era presentarsi con una donna al fianco, che se anche fosse stata la sua legittima moglie, doveva sempre camminargli a cinque passi dalla tunica. Questi erano i costumi di quei tempi. Più inusuale ancora fu che annunciò che avrebbe raccontato la sua storia, con un canto, e che lo avrebbe cantato la donna stessa. Ma prima che la donna iniziasse a cantare prese il suo libro delle scritture, e vi lesse, come a raccontare la storia della donna.
Era stata presa da lui come schiava, per privarla del suo destino ingiusto, e poi era diventata la sua concubina, come Agar lo fu di Abramo, quando Sarah, che non poteva vere figli, le diede la sua schiava come concubina, perché lui potesse avere una discendenza, come era uso nelle tribù di quei tempi, e nonché avere la garanzia di un successore alla sua gente, e non disperdere quel patrimonio di uomini e di greggi che costituivano la sua sola ricchezza di nomade senza terra. Quando il Signore decise di intervenire a cambiare quei destini, chissà per quale suo imperscrutabile disegno, mandò tre pellegrini ad incrociare le tende di Abramo, ed essi, che erano angeli ma non ancora riconosciuti, come stranieri furono accolti ed ospitati, lavati i piedi, e sfamati e dissetati, e poi seduti sotto il ristoro dell’ombra dell’albero accanto alla tenda, uno di essi chiese ‘Ma dov’è tua moglie, Abramo? ‘ Al che Sarah fu chiamata al cospetto degli ospiti, e lo stesso che l’aveva invocata le disse, quantunque fosse ormai vecchia, “ Avrai un figlio”.
Sarah, come avrebbe fatto qualsiasi donna della sua età, forse anche sentendosi presa in giro per quella gravidanza mai arrivata e chissà quanto voluta, si mise a ridere, come a dire “Vi state burlando di me?” Allora gli stranieri si fecero riconoscere come messaggeri inviati dal Signore e le dissero “Poiché ti sei fatta beffa della parola del Signore, resterai muta, da ora, per tutto il tempo della gravidanza”. E così fu, immediatamente, tanto che la poveretta non poté neanche replicare o giustificarsi che non poteva immaginare che quegli stranieri fossero messaggeri divini mandati a trasmetterle,senza alcuna premonizione, neanche un’annunciazione, quella lieta novella. Tant’è, e Sarah riacquistò la parola non appena sgravò il figlio, che fu chiamato Isacco. Solo che nel frattempo Abramo, dai suoi rapporti con la concubina Agar, schiava di Sarah che le aveva imposto i suoi favori a suo marito , aveva partorito un figlio, a cui fu dato il nome Ismaele, e che era il primo figlio di Abramo. A quel punto non si sa che cosa le prese a questa donna, se gelosia, rivalsa, cupidigia, o semplice crudeltà, tanto fu che obbligò Abramo, in quanto depositaria dell’utero ufficiale della tenda, a cacciare via la schiava con la sua prole, nel deserto, e con appena il giusto necessario di pane e di acqua per sopravviverci pochi giorni; quindi con l’intento che vi morissero. Le scritture qui si fanno gramulose, come la sabbia del deserto, ma un odierno commercialista o mediatore coniugale potrebbe leggere così le intenzioni, o quelle presunte.
Per legge tribale Ismaele era il primo figlio di Abramo, destinatario della benedizione di primogenito ed erede della comunità, della paternità di uomini e cose. Isacco era il secondogenito, e, a piacimento di Ismaele, essere anche relegato a fare il guardiano di capre. Poi, una volta che Abramo fosse morto, Ismaele avrebbe potuto cacciare Sarah e suo figlio, anche solo per sbarazzarsi di un eredità contesa, o per vendicarsi del fatto che sua madre fosse stata data, non si sa quanto a suo piacimento, a giacersi con suo padre. E poi, in ultimo, ma che spesso non è l’ultima delle motivazioni, c’era un gran giro di interessi sul patrimonio di Abramo, di cui, con la primogenitura di Ismaele, Sarah poteva anche non beneficiare un centesimo, e forse anche dover mettersi a lavorare, per campare, alla sua età, e dopo avere fatto un figlio.
Però, come nelle più belle storie, tutto finì bene. Il Signore fu commosso dal fatto che Agar stesse morendo nel deserto con suo figlio, e, benché non avesse mandato un fulmine a Sarah per averle inflitto quella atroce condanna, concesse ai condannati, e questa volta senza angeli o altri intermediari, di trovare una sorgente di acqua, come a volte a un moribondo compare un’oasi nel deserto. Tant’è che si salvarono, madre e figlio. E questa è un’altra imperscrutabile opinione del Signore, poiché da quel figlio di Abramo salvato poi nacquero i musulmani. E a quanto vediamo ancora, quell’eredità non si è ancora risolta. In più ci si mise, nel frattempo, a complicare le cose, un terzo preteso figlio, un certo vagabondo di nome Gesù, che andava predicando strane cose, in quelle terre lasciategli da chissà quale dei due figli.
Quando il primo pellegrino finì di parlare gli altri stavano guardando ognuno nel proprio libro di scritture, come a cercare dei riscontri.Intanto la donna velata aveva cominciato a cantare, ma il suo canto finì presto, perché fu presa da lacrime che non le contenevano il cuore, e allora il primo pellegrino cantò per lei egli stesso.
“Gli antichi si ricordano della sua triste storia,
gli antichi condannati alla loro memoria,
di come fu portata via dalla sua terra
sposata ad un guerriero già perso in una guerra.
Come vagò i deserti, girò tutta la terra
per cercare i resti dell’uomo perso in guerra.
Come trovò l’amore nelle terre lontane
come una brocca trova l’acqua alle fontane.
Lei che fu condannata dagli uomini di allora
a non esser più sposata, a non avere più dimora,
lei, senza pietà, messa a morte sicura
per non aver potuto dare sepoltura.
Ma gli dei che hanno pietà più della legge umana
gli dei la tramutarono in una fontana”
Il primo pellegrino alzò il viso, senza voltarsi alla donna velata, poiché era sua concubina, e non voleva che di questo mostrasse soggezione. Chiudendo tra le mani il libro delle scritture, spiegò queste parole:
Quando intrapresi questo cammino, viaggiai attraverso luoghi diversi, di gente e costumi fino allora a me sconosciuti. Imparai altre parole, nel modo di salutarsi o di scambiarsi il pane, sentii pregare in altri modi e condivisi la preghiera, benché serbai nel cuore e nell’intimo delle notti la preghiera pura del mio cuore, imparata dal mio maestro. Quando giunsi in quel villaggio e lì c’era un grande fermento e una grande trepidazione, chiesi cosa stesse succedendo.” Una donna è stata condannata” mi dissero “e sarà lapidata, prima del tramonto”. Io conoscevo quella parola, per averla letta nelle scritture, ma questo mi faceva tornare alla mente anche un insegnamento del mio maestro ‘chi non ha peccato scagli la pietra’. “E che peccato ha fatto mai questa donna, per una fine così crudele?” chiesi ancora,
“Doveva ricomporre i resti del suo sposo, massacrato e, perché non avesse sepoltura e così non potesse riposare il suo spirito, sparsi nei deserti. Ma lei non ha potuto, e la sua anima ora è legata a lui,e come lui vagherà senza requie. Ma la nostra scrittura vuole che questa anima gli sia resa in frammenti, perché è solo il corpo materiale a garantire che il fatto sia compiuto. Per di più, e questo aggrava, durante quei lunghi anni del suo cercare, essa trovò anche l’amore, forse più per sostegno che per piacere, in quel lungo vagare. Ma per le nostre leggi questo aggrava”.
Il pellegrino sentiva il libro delle scritture bruciargli tra le mani, non poteva più tenerlo in mano, e sentiva ancora di più dentro di sé bruciare quelle parole, sentiva la voce del maestro interpellarlo, come in quegli anni prima, quando era ancora con lui.
“Se anche hai peccato, per trascuratezza o per troppo amore, nessuno si è scagliato contro di te, perché tanti o tutti hanno forse peccato di più. Per quello che a me è concesso hai il mio perdono, visto che è davanti a me che ti hanno condotto. Segui la tua pace”
Il mio cuore saltò come un agnellino perduto a un pascolo . E allora gridai, in quella piazza, forestiero,e forse salvato solo dall’ospitalità dovuta ai forestieri, e magari negata ai tuoi vicini di casa. “Ma questa donna non ha neanche peccato! solo non ha potuto! e chissà quali traversie lo hanno impedito!
E se poi ha amato è perché non le era rimasto altro che l’amore, per vivere.”
“Se tu la vuoi giudicare, come noi stiamo facendo, vieni anche tu a vedere”.
La donna era seduta, legata in modo da non potersi muovere, le pietre, come le stelle o ogni altro maleficio celeste che in quei momenti si presentino potevano cadere su di lei, come su un capretto belante su un rogo sacrificale. Io sapevo di non avere la forza del mio maestro, la potenza della sua voce per riscagliare indietro le pietre, né la convinzione della sua saggezza per indurre gli uomini al loro pensiero. Ma intravidi nei loro sguardi, e anche questa furbizia di volpe guardinga fu una cosa lasciatami dal mio maestro, nei loro sguardi vidi svogliatezza, bramosia di spettacolo, noia godereccia, e qualcuno che vendeva anche olive marcite in olio rancido, per racimolare qualche denaro.E vidi quella voglia di denaro nei loro occhi, ognuno poteva prostituirsi, vendersi o farsi comprare, erano poveri delle voglie che non potevano avere e ognuno invidioso dell’altrettanto povero possedimento altrui. Quando il rappresentante del concilio di villaggio alzò la mano per la prima pietra, mi alzai di scatto anch’io, con la mano altrettanto in alto alzata, e gridai “Quanto vale il peccato di questa donna?” “Perché lo vuoi sapere?” chiese il rappresentante “Perché io tratto peccati, li compro e li vendo, e mi è stato riferito che di questo anche voi fate commercio, per la buona conduttura delle vostre case e e delle vostre famiglie” . Il rappresentante e i dieci, dodici consiglieri si parlottarono qualche minuto, poi il rappresentante disse “La consideri una moglie malfidata o una donna incapace, o peggio una prostituta?” “Fate voi il prezzo più alto, e io quello vi pago” . Mi costò un terzo della carovana. Comprai quel corpo destinato alle pietre, e quel viso senza averlo mai veduto; che mi stavo comprando una vita, non potevo allora neanche immaginarlo. Lei venne da me, per riconoscenza, io non avevo donna, ero già anziano e senza pretenzie, accettai che venisse a me, quasi più io per lei, per sentirla grata.. Poi venne da me con amore. E da allora, ad ora, imparai l’amore.”
Il quarto pellegrino si alzò turbato, lasciò il convivio senza salutare. Era il più giovane dei quattro, benché anche lui ora avanti negli anni, ma il primo pellegrino era il più anziano, era lui, per tutti, la guida del viaggio, quello che lo aveva cominciato, e gli altri unitisi a lui per sua fama di saggezza.
Ora questo racconto riempì il quarto pellegrino di stupore! Se non di altro.
Antonio